La classe 3^D ha
partecipato al Bando di Concorso: Trentennale
delle stragi di Capaci e di via d’Amelio-la memoria di tutti. Percorsi di
educazione alla legalità democratica, indetto dalla Fondazione Falcone di
Palermo, che aderire a un appello alla creatività, realizzando un lenzuolo
personalizzato in ricordo dei caduti nella lotta alle mafie. La classe, insieme
alla docente di francese la prof.ssa Rosa Palmese ha riflettuto, in occasione
della giornata in ricordo delle vittime della mafia, sulle tante persone innocenti
che hanno perso la vita. L’attenzione degli alunni si è soffermata su Emanuela Sansone che è stata la prima giovane donna
vittima della mafia. Aveva 17 anni.
Si sono documentati per capire chi fosse la giovane vittima e perché fosse stata uccisa. Chi era?
Era il 27 dicembre 1896 quando Emanuela Sansone, figlia della bettoliera Giuseppa di Sano, fu uccisa in un agguato nel loro magazzino di Palermo, adibito a "merceria, pasteria e bettola, oltre che ad abitazione". Due colpi di fucile che ferirono gravemente la madre, colpita al braccio e al fianco, ed uccisero Manuela, colpita alla tempia. I mafiosi sospettavano che la madre li avesse denunciati per fabbricazione di banconote false.
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Articolo apparso su Giornale di
Sicilia il 29 dicembre 1896
La madre della vittima collaborò
attivamente con la giustizia ed è stata uno dei primi esempi del ruolo positivo
delle donne e prima donna collaboratrice di giustizia.
ALCUNE RIFLESSIONI DEGLI ALUNNI SULLA MAFIA:
“Ma
loro non cambiano” e ancora “Convertitevi!”, queste frasi, pronunciate rispettivamente
da Rosa Costa, vedova di Vito Schifani (l’agente di polizia morto nell’agguato
al giudice Giovanni Falcone) e da Papa Giovanni Paolo II, sono grida di dolore
e di opposizione alla mafia. Ci hanno insegnato che solo parlandone, la si può
ostacolare e combattere. La mafia non si spiega perché essa non ha un
significato, un valore, una morale. Può essere paragonata ad una mano
“invisibile” che agisce nell’ombra, nell’illegalità e tutto ciò che avviene nel
“buio” è qualcosa di spaventoso ma non bisogna lasciarsi sopraffare.
Giovanni
Falcone e Paolo Borsellino, di cui ricorre il trentesimo
anniversario della loro uccisione, pur sapendo di essere “morti che
camminano” non hanno mollato e non solo ci hanno creduto ma hanno lottato fono
in fondo con la speranza di poter cambiare la mentalità e far sentire il
“FRESCO PROFUMO DELLA LIBERTÀ”. (Fatima)
“La
mafia è un’organizzazione criminale che ancora oggi viene combattuta da tutti.
Ma se tutti la combattono, perché esiste ancora? (Luigi)
“Penso che la mafia sia qualcosa di orribile, di
disumano. Usa la violenza per ottenere potere, per dominare. Uccide senza
guardare in faccia nessuno e colpisce persone di ogni età e sesso. In classe ci
siamo soffermati a parlare di Emanuela Sansone, la prima vittima di mafia e
aveva solo 17 anni, ma penso anche al piccolo
Giuseppe Di Matteo, che nel 1996, all'epoca 12 anni, venne prima ucciso
poi sciolto nell'acido dopo una prigionia durata
779 giorni. Solo avendo il coraggio di non tacere si avrà un futuro libero
dalla mafia” (Laura)
“Penso che ogni atto mafioso debba
essere denunciato. Più si ha il coraggio di non tacere ai soprusi, più la mafia
perde vigore perché essa trova forza nella paura delle persone” (Mariella)
“Secondo me, la mafia è sempre più diffusa nella nostra
società perché si è infiltrata in tanti settori del potere. Per poterla
distruggere bisogna denunciare. Molti l’hanno fatto e purtroppo troppi hanno
perso la vita come i giudici Falcone e Borsellino ma penso anche a Don Peppe
Diana, parroco di Casal di Principe in provincia di Caserta, ucciso il 19 marzo 1994, mentre si accingeva a
celebrare la messa, “colpevole” di aver scritto e diffuso una lettera, nella
quale chiedeva un impegno civico contro la camorra. Mi unisco al grido di Don
Peppe Diana: “Per amore del mio popolo non tacerò!” (Benedetta P.)
Il lenzuolo su cui è disegnata la figura di
Emanuela, contiene anche la frase “chi
ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola…” del
giudice Paolo Borsellino. Con tale frase, gli alunni hanno voluto sottolineare che
per vincere la paura occorre coraggio e parafrasando il “Giulio Cesare” di
William Shakespeare: “I paurosi muoiono mille volte prima della loro morte, ma
l’uomo di coraggio non assapora la morte che una sola volta”. (Benedetta I.,
Francesca T., Francesca R., Giulia)
Il
lenzuolo è stato inviato alla Fondazione Falcone a Palermo e insieme agli altri
1400 sono stati esposti al Foro Italico della città, lo scorso 23 maggio , in
occasione del trentennale della strage di Capaci in cui persero la vita il
giudice Giovanni Falcone, la
moglie Francesca Morvillo, anche lei magistrato, e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.
La classe 3 D